BEKEKE, la cantina artigianale di Simone Maculan, il suo pensiero e i suoi grandi vini.

BEKEKE, la cantina artigianale di Simone Maculan, il suo pensiero e i suoi grandi vini.

Era l’edizione 2019 del Bassano Wine Festival e tra i vari banchetti di degustazione, la mia attenzione si rivolse ad una postazione un po’ appartata rispetto al principale flusso dei visitatori, mi incuriosì lo sguardo sereno e una timida fierezza di quell’ uomo, intento a presentare i prodotti della sua cantina, il sogno antico che diventa realtà. Poi mi è bastato qualche assaggio frettoloso per rimanere impressionato dall’estrema qualità dei suoi vini, e così, con un bigliettino in mano da custodire con cura mi sono ripromesso di ricontattare Simone Maculan, incontrarlo ancora, scoprire la sua storia e la magia di quei vini.

Quel momento è arrivato e pochi giorni fa ho raggiungiunto Simone a Roncade di Treviso nel suo ufficio. Tutto è stato organizzato per una degustazione speciale, dove ho goduto in pieno della calda disponibilità di un uomo dal carattere sensibile e profondamente legato agli affetti di famiglia a cui si ispira per la produzione dei vini Bekeke, dove ogni etichetta riporta il nome di un caro familiare. Ci accomodiamo ad una scrivania solitamente invasa da documenti e pratiche varie, ma oggi è un giorno dedicato ad un solo argomento, il vino, o meglio i vini Bekeke, la loro poesia e la bellissima avventura di Simone : l’azienda Bekeke nasce nel 1997 su terreni ereditati dai suoi avi nei pressi di Roncade di Treviso, fazzoletti di terra dove già si coltivava  Verduzzo Friulano, Carmenére, Merlot, Cabernet Sauvignon. Uno strato superficiale di argille poggia su carbonato di calcio di 3 metri di spessore, in vigna le rese sono bassissime : solo tre grappoli per pianta per conservare la massima resa qualitativa delle uve.

Quando l’annata non è buona le uve vengono vendute, quindi non troveremo tutte le annate, solo quelle migliori, una scelta rigorosa ma essenziale per poter offrire al consumatore un calice di vere emozioni. È il pensiero coerente di Simone, l’impronta di un uomo e del suo stile unico, che rispetta la terra e le stagioni ricavandone il prodotto migliore.

Poter descrivere con lui questi vini è anche raccontare la sua storia, percepire la continua scoperta di ogni particolare e scoprire che in cuor un poco ti appartiene, che in qualche modo misterioso entra a far parte di te.

L’atteggiamento paterno con il quale Simone stappa queste bottiglie è quasi liturgia, iniziamo con i bianchi che sono portati ad una temperatura ottimale di 6°, nell’aria si diffonde subito quell’atmosfera misteriosa della scoperta, un effetto magnetico che attiva i sensi. Da una terra che si mantiene sana, che non viene spogliata, arrivano questi vini impossibili, difficilmente replicabili, dove “biologico” si sostituisce ad “amore vero”.

Primo vino in assaggio :  Bekeke 2011, è il sopranome della mamma, dai 5 filari preesistenti si è voluto dare continuità impiantando ancora altre viti, pur mantenendo una piccola produzione. Vino che entra prepotente nel calice, di una brillantezza che abbaglia, un giallo sfavillante che sembra oro vivo incanta lo sguardo, aspetto in silenzio e guardo Simone  in attesa di un cenno, voglio scoprire da lui qualche intimo dettaglio, un piccolo segreto del suo lavoro contadino. una macerazione di 3 giorni e poi sosta sui lieviti per un anno in vasche d’acciaio a temperatura controllata, nessuna stabilizzazione tartarica nè chiarifiche e filtrazioni, poi il lungo affinamento in bottiglia per 9 anni! Sono attimi contemplativi che ci avvolgono come tramonti, ma la voglia di metterci il naso è grande: profumi che si rincorrono velocemente e che mettono in crisi la mia capacità olfattiva, tanta fragranza mi ricorda la gioia dell’uva appena spremuta, lo definirei seducente per la sua complessità, una vera grandinata di frutta matura mista a miele, uva appassita, poi fiori bianchi secchi, fieno, erbe aromatiche, camomilla. In bocca è dilagante, con una perfetta corrispondenza di aromi, il gusto si allarga al palato dando sensazioni balsamiche e di dolcezza infinita, freschezza che sorprende, dopo tutto questo tempo in bottiglia i tannini si sono levigati e ammorbiditi, il finale è pulito, la bocca rimane asciutta e vellutata.

Assaggiamo l’annata 2010 :  si diversifica per una permanenza sui lievi ti di 24 mesi e un 40% di malolattica, risultato di grande rotondità, un vino polposo, quasi invasivo, non smette di stordirmi con le note dolci sostenute da una potente freschezza e un balsamico sempre presente. In bocca si manifesta con cremosità ed equilibrio, la sapidità allunga il gusto e la grande morbidezza lo rende avvolgente, termina con una scodata finale impressionante.

Ora ci rimane l’annata 2009, frutto di una stagione di grande maturazione che ha permesso di vendemmiare uve Verduzzo molto mature, la lunga macerazione e la permanenza sui lieviti per 12 mesi ha estratto tutte le componenti morbide, donando un vino di grande fascino, il tempo passato in bottiglia ha regalato un allungo infinito dove spiccano le note mielate e balsamiche, vino contemplativo che fa sognare!

Tania 2009 è dedicato alla nipote, ottenuto dalla vinificazione di uve Carmenère in purezza, vitigno di origine bordolese difficile da domare per la sua prepotenza organolettica, ruvido e selvaggio ma capace di regalare grande originalità se lavorato con maestria. Ce lo dimostra appena sgorgato dal decanter, dopo 10 anni di riposo in bottiglia il colore è impenetrabile, di un rosso porpora cupo con lievi riflessi granati, poi si trasforma in tempesta olfattiva : terroso, roccia calda, peperone, un paniere di frutta rossa matura, spezie lontane e legno dolce ceduto dopo un anno di botte, è un tripudio di odori che ti riportano a ricordi antichi come il sigaro del nonno, il caffè verde prima della tostatura. In bocca è denso e tannico, ha uno sviluppo stupefacente, la sua irruenza è stata mitigata dal tempo e la sensazione al palato è setosa, spicca l’armonia che si crea tra la frazione alcolica pur marcata e gli eleganti tannini, tutto si trasforma in un continuo variare di gusto e profumi, una profondità che diventa difficile da descrivere.

Gisto 2007, il Merlot dedicato al padre, dove Simone esprime tutta la sua capacità artigianale e competenza. Questo è stato vinificato lasciandolo in barrique nuove per 2 anni, poi in bottiglia per tutto il tempo che serve a levigare e raddolcire i tannini in modo naturale, senza aggiungere nessun correttivo, lasciandolo libero di evolversi e dimostrare le doti qualitative di quella stagione. Ci tuffiamo in questi profumi di estrema finezza : amarene sotto spirito, more, mirtilli, polvere di cacao, pepe, liquirizia, legno bruciato.. ma è un continuo mutare come volesse togliermi la chiave di lettura. Piacevolmente mi perdo alla ricerca di punti di riferimento, mi lancio all’assaggio e mi accorgo che resta sempre l’uva la grande protagonista del gusto, una precisione che mi lascia incantato per tanta naturalezza e complessità : tannini che danzano morbidi, dopo tanti anni questo Merlot sembra ancora un ragazzo, ti fa capire il vitigno in tutta la sua verticalità, una vera lezione educativa.

Credo che, dopo aver bevuto questi vini è come ritrovare il senso vero che mi spinge verso questo magico liquido, scoprire l’impronta di un uomo, il suo stile, il suo pensiero coerente che attraverso l’artigianalità di un tempo e la grande passione per la terra, ci consegna un prodotto autentico… come fosse una parte di sé.

 

Azienda agricola BEKEKE

Via Treponti, 20 – Roncade (Treviso)

tel.:  whatsapp+39 335 5269926

Email:  bekeke@virgilio.it

 

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