Matteo Buiatti, giovane vignaiolo indipendente in Friuli, intervistato da Luis Walter ci racconta la sua storia e l’autenticità dei vini artigianali che produce.
Matteo, partiamo dalle origini. Quando si è trasferita la tua famiglia a Privano?
La famiglia Buiatti si trasferì a Privano nel 1949, provenendo da Trivignano Udinese. Fu il bisnonno, insieme a mio nonno e al resto della famiglia a stabilirsi qui nel dopoguerra. All’epoca, l’agricoltura era fondamentale per la sopravvivenza e il sostentamento.
Quindi le radici agricole della tua famiglia sono profonde. Ma poi qualcosa è cambiato, giusto?
Sì, dalla vendemmia 2020 ho iniziato a sperimentare brevi macerazioni sulle bucce, una notte a freddo tra i 10 e i 12 gradi. Inizialmente utilizzavo il tino di legno aperto, come si faceva in famiglia, ma poi ho investito in attrezzature più moderne per una gestione più efficace. Oggi tutte le mie uve bianche subiscono una notte di macerazione.
Come descriveresti il tuo approccio in cantina?
Io dico sempre che faccio vino con buon senso. Non sono interessato ad etichette come “biologico” o “naturale”, anche se il mio vino è così. Lavoro con un profondo rispetto per l’uva, utilizzo fermentazioni spontanee e una quantità minima di solforosa solo per garantire pulizia e stabilità. Non filtro i miei vini, pratico il batonnage per una maggiore complessità, li affino in legno. Credo fermamente nel legno: esalta le caratteristiche uniche del terroir.
Il tuo primo vino è un Merlot, giusto?
Esatto. È dedicato a mio nonno, il mio maestro e la mia guida durante le prime vendemmie. Il vigneto si trova a Buttrio in zona Sottomonte. Le viti risalgono agli anni ’60 e le tratto esclusivamente con rame e zolfo senza l’uso di diserbanti chimici. Ricordo ancora quando, da bambino, tornavo da scuola e correvo in vigna per aiutarlo nella potatura. E’ cominciato tutto con lui.
Raccontami qualcosa sul Mestri 2022
Un Merlot in purezza. Ha effettuato cinque notti di macerazione sulle bucce, fermentazione spontanea e undici mesi di affinamento in barrique. È un vino corposo, con una buona tensione, equilibrio e freschezza. Ora sto lavorando anche a un Verduzzo friulano secco, in ossidazione controllata. È il secondo omaggio a mio nonno, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che sia pronto.
La tua filosofia è molto chiara: vini sinceri e autentici.
Esatto. Il mio obiettivo è creare vini che esprimano il Friuli e le mie radici. Per fare un parallelismo con la cucina, apprezzo di più una tagliatella fatta in casa col ragù della nonna che piatti molto elaborati. Il mio vino è così: artigianale, riconoscibile e vero.
A casa vostra il vino si è sempre fatto in modo semplice, giusto?
Matteo: Sì, si faceva senza lieviti aggiunti né filtrazioni, non per scelta ma per necessità. Io adesso lo faccio per scelta cercando di mantenere quello spirito: intervenire il meno possibile e lasciare che l’uva esprima al meglio il suo carattere.
E quel nome curioso in etichetta, “Manipolatore di uve”? Come è nato?
(sorride) È nato nel 2019. Stavo creando la mia prima etichetta con l’aiuto di un amico grafico, un vecchio compagno di calcio. Ero appena tornato dalla Borgogna e avevo in mente il termine récoltant-manipulant. Gli dissi: “Scrivilo anche tu!”. Doveva essere una battuta, e invece è diventato il mio marchio di fabbrica.
Dove si trova oggi la tua azienda?
Matteo: A Privano, tra Palmanova e Strassoldo, in zona DOC Aquileia. Non ho ancora la denominazione ma penso di farlo a breve. Sono molto legato a questo territorio e ai produttori della zona, in particolare a Giorgio Bertossi del Mulino delle Tolle, dove ho fatto la mia prima esperienza in vigna.
Matteo, grazie per aver condiviso questa storia. Si percepisce che dietro i tuoi vini c’è tanto cuore e tanto Friuli.
Grazie a te Walter. È proprio così: ogni bottiglia racconta qualcosa di me e della mia terra.
Azienda Agricola Matteo Buiatti
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Partita Iva: 03086000308
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