Il Natale è il letargo del buonsenso. È il momento dell’anno che trasforma la propria carica emotiva in paradosso mettendo a tavola le nostre malinconie a guardarsi in faccia stordendosi di vino e tradizioni mischiate.
Il pranzo di Natale è come una partita a scacchi, dove calcolare ogni mossa, dalla location, al vestiario, al vino da portare per accompagnare, sempre ammesso che ci si trovi in una casa privata. Il dove compiere il rito erige la prima barricata, quella che differenzia tra “ospiti”, ovvero ospitante ed ospitato.
In questo caso scegliere il vino implica non tanto il cercare di accompagnare il menù, ma capire il gusto di chi, ospitante, ne berrà di più, sapendo quindi guadagnare fiducia e alleggerire la pesantezza dell’atmosfera.
La bottiglia diventa poi un’alleata incredibile quando, dopo qualche bicchiere ed alcune portate, ci si immerge in ricordi che vorremmo lasciare alle spalle, puntualmente rimessi sul tavolo dal parente di turno che non si frequenta da vent’anni ed ha ancora in testa gli adolescenti adulti che lo guardano rassegnati col bicchiere in mano.
Il Natale mette alla prova emotivamente nel bene o nel male ovviamente, ma la costante, specialmente in Friuli è il vino. C’è sempre una bottiglia speciale nella cantina di un friulano, una bottiglia regalata da qualcuno o presa per qualche occasione speciale.
Quando abbiamo una bottiglia destinata ad una occasione speciale, non sappiamo mai deciderci ad aprirla. Facciamo fatica a distinguere una occasione speciale da un’altra e spesso la bottiglia rimane lì, ad aspettare noi che ci rendiamo speciali. Conservarle, le bottiglie, è giusto, ma più giusto sarebbe “premiarci” un po’ di più, alleggerire le attese, imparare a gettare nei nostri giorni quella positività in grado di battere la malinconia e naturalmente farsi travolgere dal vino, che è capace di starci accanto in ogni caso, qualsiasi sia il nostro animo.
Il vino è quella festa che diventa nostra soltanto se siamo disposti ad essere felici e che è capace di amplificarci o spegnerci. La decisione è solo nostra.
Matteo Bellotto

